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Promozione della partecipazione dei cittadini alle
attività delle P.A. locali attraverso l'utilizzo delle tecnologie
dell'informazione
Arriva l'avviso nazionale sull'e-democracy, promosso
dal ministro per l'Innovazione e le tecnologie nell'ambito della
seconda fase dell'e-government locale. Un bando per il co-finanziamento
di progetti (50% massimo), che abbiano come oggetto la promozione
della partecipazione dei cittadini alle attività delle pubbliche
amministrazioni locali e ai loro processi decisionali, attraverso
l'utilizzo delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione,
per uno stanziamento complessivo di 9,5 milioni di euro.
I progetti, che potranno essere presentati da amministrazioni locali
in forma singola o aggregata, dovranno garantire la più ampia
partecipazione dei destinatari delle politiche. A tale scopo, la
partecipazione potrà realizzarsi anche mediante accordi di
partenariato con soggetti portatori di interessi collettivi, interessati
alle diverse fasi del ciclo di vita delle politiche.
In particolare, per la progettazione degli interventi viene raccomandato
di valorizzare i bacini di sapere e le esperienze significative
rispetto all'ambito delle politiche locali, nonché di rafforzare
la partecipazione dei soggetti tendenzialmente esclusi. A tal fine
va detto che se l'attivazione di procedure che incentivino la partecipazione
deve necessariamente mirare a includere quelle categorie sociali
che, pur avendo un interesse diretto nelle diverse politiche, rimangono
fuori dai processi decisionali, d'altro canto il ricorso alle Ict
può creare ulteriori forme di esclusione, spesso coincidenti
con le prime, a causa delle diverse capacità di utilizzo
delle tecnologie tra la popolazione.
I progetti devono avere alcuni requisiti generali: più che
indirizzarsi verso generiche forme di partecipazione alla vita politica,
è opportuno individuare uno specifico ambito d'intervento
locale, e quindi curare con attenzione gli aspetti organizzativi,
le metodologie partecipative e le regole della partecipazione. A
tal fine, è utile descrivere i processi decisionali in termini
di ciclo di vita delle politiche locali e, conseguentemente,
suddividere il processo individuato in fasi specifiche, dalla definizione
delle esigenze fino alla valutazione ex-post;
altro requisito imprescindibile è la più ampia partecipazione
dei destinatari delle politiche implicate nel progetto, che può
realizzarsi mediante accordi di partenariato con soggetti portatori
di interessi collettivi interessati alle diverse fasi del ciclo
di vita delle politiche. Questo consentirebbe di valorizzare i bacini
di sapere e le esperienze significative, rafforzando al contempo
la partecipazione dei soggetti tendenzialmente esclusi;
vanno scelte con cura le soluzioni tecnologiche più adeguate,
che non necessariamente devono essere particolarmente sofisticate.
Anche tecnologie semplici come il forum o la mailing list possono
andare bene, purché si tenga presente il loro carattere meramente
strumentale, che non può mai colmare eventuali lacune in
termini di volontà politica;
uno dei fattori critici per la riuscita di progetti di e-democracy
è legato agli aspetti organizzativi, poiché l'implementazione
implica una notevole discontinuità nelle prassi degli enti.
Tale aspetto va dunque curato, con particolare attenzione al coinvolgimento
dei decisori, alla messa in rete delle competenze settoriali interne
all'ente, alla sensibilizzazione degli attori locali coinvolti nel
progetto;
la definizione di un quadro esplicito di regole della partecipazione,
che motivi l'identificazione di ruoli, le modalità di svolgimento,
gli obiettivi e i risultati attesi dal coinvolgimento dei cittadini
nel processo decisionale, è uno degli elementi centrali per
un buon progetto di e-democracy. È necessario rendere esplicite
componenti come il grado di apertura (chi può partecipare),
le regole della comunicazione, gli standard di tempestività
nella pubblicazione dei documenti, gli standard di comportamento
richiesti agli attori pubblici, la policy di trattamento dei dati
personali;
è necessaria anche la definizione di un adeguato piano di
promozione dell'iniziativa, tanto sul territorio che all'interno
degli enti coinvolti, per contrastare una doppia debolezza del nostro
sistema sociale: da un lato, la scarsa abitudine all'uso delle nuove
tecnologie, specialmente per usi civici; dall'altro, l'assenza di
una cultura della partecipazione, dell'ascolto, del dialogo tra
cittadini e istituzioni. Va data ampia diffusione e visibilità
al progetto, dunque, utilizzando tutti i canali disponibili; Un
ulteriore criterio di discriminazione tra i progetti presentati
sarà relativo alla definizione di un piano di autovalutazione
in itinere, centrato sul processo partecipativo che si intende attivare.
Non si può dare per scontata, infatti, una riuscita di un
progetto del genere. Per cui, oltre a prepararlo con estrema cura,
esso va costantemente monitorato, anche per mettere a fuoco elementi
quali i percorsi di partecipazione che si sono rivelati più
efficaci, o il ruolo effettivamente svolto dalla Ict; va citata
la dimensione del riuso delle soluzioni. Il testo del
bando dice che le amministrazioni beneficiare s'impegnano a rendere
disponibili alle altre amministrazioni pubbliche le esperienze e
le soluzioni realizzate nell'ambito dei progetti cofinanziati sulla
base di specifici accordi. Va detto, innanzi tutto, che la riusabilità
riguarda non solo le tecnologie, ma anche le procedure adottate.
Inoltre, dev'essere chiaro che spesso sono sufficienti tecnologie
già largamente disponibili, come la mailing list, il forum
o il blog. Infine, è necessario precisare che la soluzione
tipica per ottenere una piena esportabiltà di una soluzione
presso un altro ente si ha adottando software open source. È
una tipologia di prodotto software basata su un metodo di lavoro
collaborativo e distribuito. Un metodo altamente democratico, che
non a caso si sposa alla perfezione con questa tipologia di progetti.
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