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29/09/2005 - I DOCENTI
L´Università si prepara alla rivolta anti-Moratti
Qualcuno propone anche il blocco della didattica
di LAURA MONTANARI
Chiedono ai vertici accademici di dimettersi, dicono
ai rettori di fermarsi, così anche ai presidi di facoltà,
ai presidenti dei corsi di laurea e ai direttori di dipartimento.
Vivono quel disegno di legge sulla docenza universitaria approdato
in Senato agganciato a un voto di fiducia al governo (e quindi senza
discussione in aula), come una schiaffo, una sfida. Da mesi c´è
una parte delle università, da Siena a Pisa a Firenze (e
nel resto d´Italia) che si ribella a quella riforma, gli stessi
rettori erano scesi in campo con la Crui, la conferenza italiana
dei rettori. «Le università non possono nemmeno pensare
di rinunciare ai ricercatori» dice Luciano Barbi, dell´ateneo
fiorentino. Telefonate, e-mail, incontri si sono susseguiti per
tutta la giornata per decidere date e luoghi delle assemblee, per
consultarsi sulle «forme di lotta da adottare». L´ammutinamento
dei corsi (i ricercatori che si rifiutano di salire in cattedra)
a questo punto dell´anno accademico, con molte lezioni già
cominciare sembra difficile. Qualcuno, dall´Andu a diverse
altre sigle sindacali ha proposto dal 10 al 15 ottobre un blocco
della didattica, ma al momento è soltanto una delle idee
sui tavoli. Alla manifestazione di ieri mattina davanti al Senato
a Roma c´erano diversi docenti degli atenei toscani. Dentro
nelle file Ds, un senatore che per nove anni è stato rettore
a Pisa: «Quello che è successo in aula è un
insulto alla democrazia, ci viene impedita la discussione sul provvedimento.
La riforma tratta un tema giusto, ma le soluzioni che propone sono
sbagliate e l´università non ha mai portato avanti
scelte non condivise. Qui si espande il precariato, si mettono i
ricercatori su un binario morto, un ruolo ad esaurimento fino al
2013, si torna ai concorsi nazionali con un blocco del reclutamento
di almeno un anno e mezzo». Modica è molto arrabbiato,
come lui diverse cattedre sparse in atenei e facoltà. «La
riforma è a costo zero», «Non c´è
tratta di un sistema di valutazione più volte richiesto»,
«I ricercatori con contratti a tempo determinato (3 anni più
3) diventeranno ancora più precari», sono le voci che
arrivano dagli atenei. I numeri e la forza del movimento saranno
verificati nei prossimi giorni.
Ieri l´altro intanto una sessantina fra studenti e docenti
hanno simbolicamente occupato il rettorato di Siena dopo un´assemblea
all´aula magna e dopo aver chiesto, in caso di passaggio della
proposta Moratti sulla docenza, le dimissioni del rettore e di quel
che Riccardo Putti, del coordinamento dei ricercatori dell´ateneo
senese chiama «tutta la linea di comando dell´università».
Appunto presidi di facoltà, direttori di dipartimento e presidenti
dei corsi di laurea. Ieri Piero Tosi, rettore di Siena, nel riunire
il direttivo della Crui è tornato a criticare il provvedimento,
la Crui parla di «inaccettabile forzatura».
Fonte: La
Repubblica
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