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TORRE GUACETO: fiore all'occhiello di Carovigno (BR)


Torre Guaceto è Area Marina protetta Riserva dello Stato ed insiste nel fantastico territorio del Comune di CAROVIGNO (BR)

LA RISERVA TERRESTRE
Tre sono gli ambienti naturali più importanti della Riserva: il litorale, la macchia mediterranea e la zona umida.
Sulla sabbia depone le uova il fratino, uccello limicolo di piccole dimensioni; le uova hanno il colore della sabbia, vengono sistemate in una depressione e mimetizzate con conchiglie e foglie di posidonia. Sono tante le specie che frequentano questo ambiente nei mesi dell’anno, per ricercare il cibo o per riposare durante la migrazione. Tra tutti la più caratteristica è la beccaccia di mare, dal lungo e colorato becco.
Lungo tutta la linea di costa della Riserva, gli arenili di sabbia si alternano a brevi tratti di scogliera; tra le vaschette riempite d'acqua salata e frequentate dai granchi, il finocchio marino, la salicornia ed il limonio pugliese fronteggiano il mare.

Dietro la duna numerose specie di arbusti sempreverdi crescono a stretto contatto l'uno con l'altro e si addensano a costituire le comunità di macchia mediterranea e di gariga.








Le specie sono adattate a contrastare il caldo e la siccità dell'estate: il lentisco, l'alaterno, l'asparago pungente, il timo arbustivo, il rosmarino, il mirto. Tra gli animali che frequentano l'ambiente della macchia si menziona il tasso, un mammifero assai raro e schivo, la luscengola ed il ramarro.
Dietro la duna, dove la falda acquifera affiora, la cannuccia domina incontrastata. Insieme ad essa poche altre specie, come la campanella, che utilizza i fusti della cannuccia come tutori su cui arrampicarsi per esporre al cielo i suoi grandi fiori bianchi.


Gli animali più frequenti ed appariscenti sono gli uccelli. Alcuni trascorrono tutta la vita in questo habitat, come il tarabuso, altri, come gli storni e le rondini, lo utilizzano solo di notte per riposare.









Altri uccelli palustri, come la folaga ed il tuffetto, costruiscono grandi nidi galleggianti ancorati alle piante. Là dove la salinità dell’acqua è meno elevata vivono anche anfibi e rettili tra cui la testuggine d’acqua.

LA RISERVA MARINA
el mare di Torre Guaceto la diversità degli ambienti sommersi e le numerose specie di pregio naturalistico hanno determinato l’inserimento dell’Area Marina Protetta di Torre Guaceto all’interno della Lista delle Aree Specialmente Protette del Mediterraneo per la conservazione della Biodiversità.
Torre Guaceto può essere apprezzata attraverso una passeggiata con maschere e pinne, i primi metri sotto la superficie dell’acqua sono popolati da un “manto erboso”, costituito da diverse specie di alghe che offrono riparo e fonte di cibo ad una complessa comunità di organismi.
Un’attenta esplorazione lungo la costa rocciosa sommersa dà la possibilità di osservare numerose tane dove trovano riparo pesci appartenenti alla famiglia degli Sparidi tra cui saraghi e occhiate.
Molto curiosi sono i comuni Serranidi come lo sciarrano e la perchia o i Labridi come le donzelle comuni e le donzelle pavonine, che fanno capolino tra le rocce interessati dal visitatore.
In questo basso tratto di fondale il paesaggio è colorato da svariati Antozoi tra cui il pomodoro di mare e dal madreporario Cladocora caespitosa, che rappresenta il più grande dei madreporari mediterranei, dalla caratteristica forma a cuscino di fiori.

Scendendo ulteriormente di profondità, Torre Guaceto offre gli ambienti più spettacolari della Riserva, ossia le Praterie di Posidonia oceanica e il Coralligeno.









I posidonieti sono ricchi di numerosissime specie, tra cui il più grande mollusco bivalve mediterraneo, la Pinna nobile e gli Antozoi quali l’anemone dorato.
Al confine delle praterie si estende un altro degli habitat più importanti e spettacolari del Mediterraneo: il Coralligeno, caratterizzato dalla presenza di gorgonie, quali le Eunicella cavolinii e E. singularis, dall’esile struttura ramificata, di briozoi quali il Falso Corallo e la fragile Trina di mare, di antozoi come il Parazoanthus axinellae, di spugne, quali le grandi Axinelle.
L’individuazione di organismi sui fondali sabbiosi richiede una maggiore attenzione, perché, a parte alcuni animali nectonici che si spingono su questi fondali in cerca di cibo, la maggior parte degli abitanti si è adattata a vivere seppellita sotto la sabbia. Tali organismi, per cibarsi e respirare, mantengono un contatto con l’esterno costante: la presenza di questi organismi può essere notata in superficie dalla presenza di questi fori. Quando il foro è unico si tratta quasi sicuramente di un verme; quando invece i fori sono due si tratta di bivalvi.
Pochi sono i pesci che abitano abitualmente questi fondali: tra questi le razze e le sogliole, che sfruttano il loro mimetismo e la forma schiacciata per confondersi al resto del fondale, in modo da cacciare e sfuggire ai predatori. Un altro pesce tipico dei fondali sabbiosi di scarsa profondità è la parasaura (varie specie del genere Trachinus), famigerato perturbatore della tranquillità dei lidi sabbiosi, poiché infigge dolorose punture nei piedi di malcapitati bagnanti

 



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