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MARCETELLI (RI): natura incontaminata a guardia del fiume Salto

Le origini di Marcetelli sono molto antiche e sono da ritenersi contemporanee a quelle di molti paesi vicini, posti al di là o al di qua del fiume Salto.
Non si hanno notizie che si possano riferire all’epoca della dominazione romana, o ad epoche precedenti, tranne quelle fornite da Tito Livio sulla guerra contro gli equi, ( che notoriamente abitarono le alte valli del Turano e alcune vestigia oggi scomparse) di una strada romana costeggiante la riva sinistra del Salto, ritrovate da appassionati ricercatori nei pressi di Rocca Vittiana e di Sant’ Ippolito.
Ciò dimostra che la zona, in quei lontani tempi non era disabitata e fa presumere che le popolazioni ivi stanziate abbiano seguito nel corso dei secoli  le sorti di Roma prima e dopo la caduta dell’Impero.
Nel secolo X, regnando Papa Giovanni X, i Saraceni provenienti dall’Italia meridionale attraversarono le valli del Salto e del Turano ed assediarono Rieti, alla cui liberazione contribuirono anche le milizie della zona, un chiaro segno del passaggio dei saraceni si ha nel fatto che, tutti i paesi della zona (Marcetelli compreso) sorgono sulle cime dei monti perché  le popolazioni (terrorizzate dalla ferocia degli infedeli) si rifugiarono sulle alture inaccessibili agli invasori, stabilendovi nuova dimora e costruendo quei  castelli dei quali rimangono qua e là soltanto vestigia o, raramente, esemplari ben conservati.
Ciò spiega perché  i primi documenti storici attendibili, numerando i paesi della zona usano la parola latina “castra” che nella lingua classica significa “accampamento” e “castello” nel latino medievale.
Non si riesce facilmente ad avere notizie documentate per il periodo che va dalla sconfitta dei Saraceni (prima metà del secolo X) fino ed oltre il 1150 e a tal uopo sarebbe utilissimo ricercare negli archivi dell’Abbazia di Farfa e della Cattedrale di Rieti. Esiste solo qualche leggenda tramandata a voce sulla quale però non si ritiene utile soffermarsi.
Notizie via via più precise si hanno dalla seconda metà del secolo XI e sono strettamente legate alle vicende della famiglia Mareri, alla quale appartennero per secoli molte terre al di là e al di qua del Salto.
La famiglia Mareri si affermava verso la fine della dominazione normanna, si sa che Filippo (sotto gli Svevi) era barone di Mareri e di altre terre. Successivamente i Mareri vennero in possesso dei feudi di Rainaldo Sinibaldi, il quale il 15. XII. 1185 aveva ottenuto da gentile (abate di San Salvatore di Rieti) alcune terre poste tra i fiumi Turano e Salto al tempo di Federico imperatore, cioè del famoso Federico I detto il “Barbarossa”. Gli unici esemplari dello stemma dei Mareri, tra piramidi argentee in campo rosso sormontate da tre rose pure d’argento, si trovarono a Marcetelli, nel cosiddetto “palazzetto”, e nella fontana fredda di Fiamignano (oggi conservato nel museo di Santa Filippa a Borgo San Pietro) entrambi in pietra, ed uno meravigliosamente dipinto a Rigatti nella casa Caprioli.
Ma il documento più importante e di più antica data, è rappresentato dal rescritto di Re Carlo D’Angiò (Napoli 14.VI. 1266) con il quale viene concessa a Tommaso Mareri, l’investitura di alcuni feudi nello Stato di Cicoli. Da detto documento risulta come Tommaso Mareri, avendo dimostrato di detenere e possedere per successione dai suoi antenati e quindi a legittimo titolo, tra i molti altri, i due castelli di Rigatti e Marcetelli situati ai confini del Regno di Napoli con lo Stato della Chiesa, ne ottenne la conferma da Re Carlo, per se e per i suoi successori in perpetuo “pont ab antiquo feurunt et sunt de paesenti”.
Altri documenti successivi  confermano l’appartenenza di Marcetelli al Regno di Sicilia ed alla contea dei Mareri (Nicolò figlio di Lippo Mareri fu anche signore dei castelli di Rigatti e Ascrea ai tempi del Re Latislao Bonifacio IX negli anni attorno al 1393).
Nel 1530 l’Imperatore Carlo V investi Giorgio Cesarini della metà dei feudi di Rigatti e Marcetelli togliendoli a Francesco Mareri; tre anni dopo lo stesso imperatore (poiché Rigatti e Marcetelli sono compresi nello stato della Chiesa) rinnovando l’investitura al figlio del Cesarini, sostituì agli stessi metà di Poggio San Giovanni e Poggio Valle.
Come mai tra il 1273 ed il 1530 Rigatti e Marcetelli sono passati dal Regno di Sicilia allo Stato della Chiesa? Quanto ciò sia avvenuto e perché  non è stato possibile rintracciare nei documenti, è certo però che

    il 3.XII. 1662 Marcetelli fu acquistato per una forte somma, da Maffeo Barberini il quale lo ebbe in vendita dal vice Re di Napoli Conte di Pignerianda in nome del Re di Spagna Filippo IV, il quale a sua volta ratificò il contratto il 5.IV.1663
    rimase ai Barberini fino all’abolizione del feudalesimo decretata da Napoleone Bonaparte.

Ma una risposta esatta potrebbe darla soltanto la consultazione degli archivi dei Barberini nei colonna e di quelli sopra ricordati (Abbazia di Farfa e Cattedrale di Rieti)
Gli stessi archivi potrebbero forse dire, quando e come la popolazione di Marcetelli sia riuscita a darsi un ordinamento amministrativo autonomo assurgendo a dignità di comune
Nessuna notizia si e potuta trovare nella biblioteca ne si ritiene possa trovarsi nell’archivio comunale, si deve però tenere presente che :

    Marcetelli rimase ai Barberini fino all’abolizione del feudalesimo (primi anni del secolo XIX);

2. dal 1861 anno della proclamazione del regno d’ Italia si trovano registri di stato civile approntati dal comune come tale mentre per gli anni precedenti fanno fede i registri parrocchiali.
E’ lecito dunque intuire, (proprio per la mancanza di dati e notizie di questo periodo) che l’autonomia comunale di Marcetelli si sia realizzata entro il periodo che va dagli inizi del 1800 al 1861.
Non è possibile, infatti ammettere che il ciclone napoleonico si sia limitato quassù a distruggere solo crinoline e guardinfanti, se si pensa ad esempio alle lotte fra i francesi aiutati dalla parte più evoluta delle popolazioni locali  e  i legittimisti nel 1799 nel vicino reame di Napoli (al quale Marcetelli era stato legato per secoli) alle travagliate vicende storiche degli anni seguenti  ai fermenti d’idee ed istituti nuovi portati dagli eserciti francesi.
Riflettendo poi che alla proclamazione del Regno d’ Italia 1861 vennero estese a tutta la penisola le leggi e i regolamenti piemontesi si deve pensare, che l’autonomia comunale, non poteva nascere “ope legis” (come un fungo in una notte) ma che la nuova legge unitaria, dovette tener conto di uno stato di fatto preesistente cioè che a Marcetelli vi fosse già un ente costituito ovvero il Comune.


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